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Fase 2: quali sono le misure di prevenzione sui luoghi di lavoro?

VENERDÌ 08 MAGGIO 2020 | Lascia un commento
Foto Fase 2: quali sono le misure di prevenzione sui luoghi di lavoro?
Scritto da Stefania Pili

Nuova fase, nuove regole. L'Italia sta ripartendo, seppur con molta cautela e con direttive ben precise. La prevenzione da contagio nella fase 2 risulta fondamentale, ed è per questo che tutte le aziende che hanno avuto il via libera dal 4 maggio, devono attenersi all'adozione di alte misure di sicurezza durante lo svolgimento delle attività lavorative. Si parla soprattutto di aziende manifatturiere, edili e del commercio all'ingrosso collegato alle precedenti attività.

In generale, per tutti i lavoratori che condividono spazi comuni, è obbligatorio l'utilizzo di una mascherina chirurgica. Per chi lavora nelle aree maggiormente a rischio contagio, sarà disponibile anche la prova del tampone. Fondamentale anche la riorganizzazione degli spazi e degli orari di lavoro per evitare gli assembramenti. Le aziende che non rispetteranno le varie misure di sicurezza saranno sottoposte a riduzione o sospensione temporanea delle proprie attività.

 

Consulta anche: “Nuovo decreto aprile 2020: cosa accadrà nella tanto attesa fase 2?

 

Responsabilità tra azienda e lavoratore

Cosa deve fare l'azienda nei confronti dei propri lavoratori? Innanzitutto, ha l'obbligo di informarli con depliant sulle misure di prevenzione del contagio. Allo stesso tempo, il singolo lavoratore deve essere responsabilizzato; ad esempio, se percepisce sintomi influenzali o la febbre oltre 37.5° deve rimanere a casa per non diffondere il possibile virus. Tutto il personale, inoltre, può essere sottoposto al controllo della temperature all'ingresso e, se al lavoratore sarà constatata una temperatura al di sopra di questa soglia, non potrà accedere sul luogo di lavoro.

Il datore di lavoro deve essere informato sulla presenza di qualsiasi sintomo influenzale durante l'orario di lavoro. In questi casi, i lavoratori saranno momentaneamente isolati e forniti di mascherine, non dovranno né recarsi al Pronto Soccorso, né alle infermerie presenti in sede, ma contattare subito il proprio medico curante e seguire le sue direttive.

Utilizzo dei tamponi e rientro o meno sul posto di lavoro

Per tutti i lavoratori già risultati positivi al Coronavirus, si potrà procedere al rientro in azienda, previa comunicazione e di una certificazione medica che attesti l' “avvenuta negativizzazione” del tampone, che deve essere rilasciata dal dipartimento di prevenzione territoriale di competenza. Per i lavoratori che negli ultimi 14 giorni hanno avuto contatti con soggetti risultati positivi al Covid-19, o che provengano da zone a rischio in base alle indicazioni dell'Oms, sarà invece vietato l'ingresso in azienda.

Come detto in precedenza, per prevenire l'insorgere di focolai epidemici, specialmente nelle aree più a rischio, l'autorità sanitaria competente avrà il potere di disporre l'uso dei tamponi per essere ancora più protetti e sicuri. Inoltre, verranno impiegati i dispositivi di protezione individuale in base alla valutazione complessiva dei rischio, cominciando dalla mappatura delle diverse attività aziendali.

 

Sanificazione e distanziamento in azienda

Se una persona affetta da Coronavirus è entrata nel locale aziendale, occorre procedere con la pulizia, sanificazione e ventilazione di tutto l'ambiente. Oltre a ciò, deve essere garantita la pulizia a fine turno e la sanificazione costante con detergenti specifici di tutti gli strumenti utilizzati in ufficio e nei reparti produttivi come tastiere, pc, schermi touch, mouse e via dicendo. L'azienda, a tal proposito, può anche decidere di ricorrere agli ammortizzatori sociali per poter organizzare periodici interventi di pulizia.

Vanno anche introdotti gli orari differenziati per favorire il distanziamento sociale. Si procede con la riduzione del numero di presenze in contemporanea, prevenendo assembramenti all'entrata e all'uscita con flessibilità di orari. Gli assembramenti sono vietati anche nei momenti nei quali si raggiunge e si esce dal posto di lavoro con mezzi privati e navette. Inoltre, è previsto un piano di turnazione dei dipendenti per diminuire al massimo i contatti e di creare gruppi autonomi, distinti e riconoscibili. Per garantire maggiormente il distanziamento sociale, si introducono anche barriere di separazione con pannelli in plexiglas o mobilio, o utilizzando spazi da uffici inutilizzati come le sale riunioni.

Medico competente e limiti di accesso ai fornitori esterni

Il ruolo del medico competente va assolutamente rafforzato, in quanto responsabile di individuare possibili patologie attuali o pregresse dei dipendenti (tutelati nel rispetto della privacy). Dopo aver controllato l'esito del tampone negativo, il medico effettuerà una visita alla ripresa del lavoro per controllare l'idoneità del lavoratore.

I fornitori esterni avranno dei precisi limiti di accesso all'interno degli ambienti aziendali. Vanno quindi individuate specifiche procedure di ingresso, transito e uscita, con percorsi e tempistiche predefinite. Tutto questo, ovviamente, per ridurre le possibilità di contatto con il personale aziendale sia nei reparti che negli uffici.

 

Attendiamo con fiducia i prossimi dati riguardo i miglioramenti derivati dalle varie misure di prevenzione. Si spera, ovviamente, che tutto questo aiuti concretamente alla normale ripresa delle attività produttive, consentendo gradualmente la riapertura di tutti gli esercizi e settori commerciali del Paese.

 

Leggi anche: “Uno sguardo al futuro: quali saranno i lavori più richiesti dopo l'emergenza Coronavirus?



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