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Lavoro e maternità nel 2026: i diritti che ogni mamma lavoratrice dovrebbe conoscere

VENERDÌ 08 MAGGIO 2026 | Lascia un commento
Foto Lavoro e maternità nel 2026: i diritti che ogni mamma lavoratrice dovrebbe conoscere
Scritto da Stefania Pili
C'è un momento che quasi tutte le mamme lavoratrici conoscono bene: quello in cui torni in ufficio dopo la maternità, saluti i colleghi, ti siedi alla scrivania, e ti accorgi che nel frattempo il mondo è andato avanti, mentre tu eri impegnata a fare la cosa più importante della tua vita.

 

Rientrare al lavoro dopo una gravidanza non è mai semplice. Ci sono dubbi pratici ("ma il congedo parentale quanto dura?"), timori legittimi ("possono licenziarmi?") e spesso una sensazione di disorientamento su diritti che esistono, ma che nessuno ti ha spiegato davvero.

Questo articolo serve esattamente a quello: capire cosa ti spetta, in modo chiaro, senza dover leggere circolari ministeriali o consultare un avvocato per ogni dubbio.
 

Consulta anche: “Skill Gap 2026: le 5 competenze chiave per non farsi sostituire dall'AI

 

Il congedo di maternità: 5 mesi obbligatori (e pagati)

Partiamo dall'inizio. Il congedo di maternità è un periodo di astensione obbligatoria dal lavoro, il datore di lavoro non può chiederti di rinunciarvi, e tu non puoi lavorare durante quel periodo anche se volessi.

Dura 5 mesi in totale. Di solito si distribuisce in due mesi prima del parto e tre mesi dopo, ma puoi scegliere la modalità flessibile: restare al lavoro fino all'ottavo mese e concentrare i 5 mesi tutti dopo la nascita, se le tue condizioni di salute lo permettono e il medico lo certifica.

Durante il congedo, l'INPS ti riconosce un'indennità pari all'80% della retribuzione media giornaliera. In molti casi i contratti collettivi prevedono che il datore di lavoro integri la differenza fino al 100%, vale la pena verificarlo nel tuo CCNL.

Il diritto al congedo spetta a lavoratrici dipendenti pubbliche e private, ma anche a lavoratrici autonome, iscritte alla Gestione Separata INPS e, in alcuni casi, anche a chi è disoccupata o sospesa dal lavoro al momento del parto, se sono rispettati i requisiti contributivi.

La domanda si presenta all'INPS per via telematica, almeno due mesi prima dell'inizio del congedo. Entro 30 giorni dal parto bisogna comunicare la data di nascita e i dati del bambino.
 

Il congedo parentale: anche il padre può (e dovrebbe) usarlo

Una volta finita la maternità obbligatoria, inizia un diritto diverso e spesso sottovalutato: il congedo parentale. È facoltativo, può essere usato da entrambi i genitori, e nel 2026 è stato ampliato in modo importante.

Quanto dura

Ogni genitore lavoratore dipendente ha diritto a un massimo di 6 mesi di congedo parentale individuale. Il limite complessivo per la coppia è di 10 mesi, che salgono a 11 se il padre ne fruisce per almeno 3 mesi.

Dal 2026 il congedo può essere usato entro i 14 anni di vita del bambino (prima il limite era 12 anni), una novità introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 che dà più flessibilità alle famiglie.

 

Quanto si percepisce

Nei primi 3 mesi di congedo parentale, l'indennità è pari all'80% della retribuzione, una novità significativa rispetto agli anni precedenti. Per i mesi successivi l'indennità scende al 30%, entro un massimo di 9 mesi complessivi indennizzati tra i due genitori.

C'è anche una buona notizia per i genitori con figli fino a 3 anni che hanno finito la maternità dopo il 31 dicembre 2022: possono accedere all'indennità all'80% per un mese aggiuntivo, a condizione che entrambi i genitori ne fruiscano.

Il congedo parentale si può prendere in modo continuativo, frazionato per settimane o anche per singole ore, dipende dal proprio contratto collettivo.

 

Una novità poco conosciuta per le malattie del figlio

Dal 2026 i giorni di permesso per malattia del figlio nella fascia 3-14 anni sono stati estesi da 5 a 10 giorni l'anno per ciascun genitore. Per i bambini sotto i 3 anni, invece, il diritto di astensione resta senza limiti di giorni per tutta la durata della malattia.

Nessuno può licenziarti: il divieto di licenziamento

È uno dei diritti più importanti, e uno dei più violati, spesso perché le lavoratrici stesse non sanno di averlo.

La legge (D.Lgs. 151/2001, il Testo Unico sulla maternità e paternità) è chiara: non puoi essere licenziata dall'inizio della gravidanza fino al compimento di un anno di età del tuo bambino. Questo vale anche se il datore di lavoro non sa ancora della tua gravidanza nel momento in cui firma il licenziamento.

Se succede, quel licenziamento è automaticamente nullo. Hai diritto di essere reintegrata nel tuo posto, e il datore di lavoro è obbligato a pagarti tutti gli stipendi e i contributi maturati nel periodo in cui sei rimasta fuori.

Le uniche eccezioni previste dalla legge sono: colpa grave della lavoratrice (giusta causa), chiusura definitiva dell'azienda, o scadenza di un contratto a tempo determinato.

La stessa tutela si applica al padre che abbia usufruito del congedo obbligatorio di paternità.
 

Al rientro: il tuo posto è ancora tuo

Tornare al lavoro dopo la maternità o il congedo parentale può essere fonte di ansia. Vale la pena sapere che la legge ti protegge anche in questa fase.

Al rientro hai diritto di riprendere le stesse mansioni che svolgevi prima, con la stessa qualifica e lo stesso inquadramento. Il periodo di maternità e congedo è considerato a tutti gli effetti come attività lavorativa ai fini della carriera, dell'anzianità e della tredicesima.

Non può esserti fatto pesare. Non può diventare un motivo di mancata promozione o di trattamento sfavorevole. Se succede, si chiama discriminazione, ed è illegale.
 

Part-time e lavoro flessibile: cosa puoi chiedere

La conciliazione tra lavoro e famiglia è ancora una sfida reale per molte mamme. Su questo fronte, il 2026 porta una novità concreta dalla Legge di Bilancio.
I lavoratori con almeno 3 figli conviventi, fino al compimento dei 10 anni del figlio più piccolo, hanno ora diritto di priorità nella trasformazione del contratto da tempo pieno a part-time. I datori di lavoro privati che accettano questa trasformazione beneficiano di uno sgravio del 100% dei contributi previdenziali per i 24 mesi successivi, fino a un massimo di 3.000 euro annui.

Anche al di fuori di questo caso specifico, al rientro dalla maternità puoi richiedere il part-time al datore di lavoro, e se non hai ancora esaurito il congedo parentale, l'azienda non può opporsi.

Vale la pena valutare anche le opportunità di smart working: molti contratti collettivi aggiornati prevedono priorità per i genitori con figli piccoli nelle richieste di lavoro da remoto. Informati sul tuo CCNL o chiedi al tuo sindacato di riferimento.
 

Cosa fare se i tuoi diritti non vengono rispettati

Se pensi che qualcuno dei diritti descritti in questo articolo non venga rispettato nel tuo caso concreto, hai diversi canali a disposizione.

Il primo passo è sempre documentare tutto: conserva comunicazioni scritte, email, lettere. Poi puoi rivolgerti:

  • Al tuo sindacato di categoria, che può assisterti gratuitamente

  • All'Ispettorato Nazionale del Lavoro, che ha competenza sul rispetto delle norme lavorative

  • A un avvocato specializzato in diritto del lavoro, soprattutto nei casi di licenziamento illegittimo


Non aspettare troppo: alcune tutele hanno termini precisi per essere fatte valere (60 giorni per impugnare un licenziamento, ad esempio).
 

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Leggi anche: “I migliori lavori per chi vuole lavorare viaggiando

 

Fonti: INPS — Scheda servizio "Indennità per congedo di maternità e di paternità alternativo per lavoratrici e lavoratori dipendenti"; INPS — Scheda servizio "Indennità di congedo parentale per lavoratrici e lavoratori dipendenti"; Circolare INPS n. 47/2026; D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151 (Testo Unico sulla tutela e il sostegno della maternità e della paternità); Legge 30 dicembre 2025, n. 199 (Legge di Bilancio 2026) — Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.



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