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Le dimissioni del Ceo di Zalando e non solo: priorità alla famiglia e alla carriera delle mogli

VENERDÌ 22 GENNAIO 2021 | Lascia un commento
Foto Le dimissioni del Ceo di Zalando e non solo: priorità alla famiglia e alla carriera delle mogli
Scritto da Stefania Pili

Progresso e parità di genere sono i protagonisti della storia di Rubin Ritter, co-amministratore delegato della società di moda online Zalando. Si tratta di un evento che segna una vera e propria svolta nel mondo del lavoro per un fatto tanto semplice quanto inusuale: sì perché questa volta è un marito che decide di dedicare più tempo alla famiglia a favore della carriera e delle ambizioni professionali della moglie, e non viceversa.

Un importante segnale nel mondo dell'imprenditoria mondiale visto che Ritter, a soli 38 anni, ha già alle spalle ben 11 anni di brillante carriera nella vendita online di abbigliamento in qualità di supervisore della strategia e delle comunicazioni, e fino allo scorso anno, anche come capo finanziario. Ritter ha contribuito a trasformare la startup con sede A Berlino in uno tra i più grandi e redditizi rivenditori di moda online di scarpe, vestiti, accessori e prodotti di bellezza, che oggi può contare su un utile netto di quasi 100 milioni di euro e un volume lordo merci pari a 20 miliardi di euro.

Ritter si dimetterà a maggio mentre gli altri due co-Ceo di Zalando, Robert Gentz e David Schneider, continueranno a guidare l'attività. Commentando la decisione di Ritter, Gentz ha dichiarato: "Quando abbiamo iniziato a spedire le prime scarpe ai nostri clienti dal seminterrato del nostro ufficio, non sapevamo dove ci avrebbe portato il nostro viaggio. È impossibile valutare l'impatto di Rubin sul successo di Zalando". Cristina Stenbeck, capo del consiglio di sorveglianza di Zalando, ha dichiarato che, sebbene il consiglio di sorveglianza si rammarica della decisione di Ritter, ha rispettato la sua motivazione e apprezzato la sua trasparenza che garantisce all’azienda un anno di tempo per organizzare la transizione del management.

Ritter, infatti, in carica dal 2010 insieme agli altri amministratori delegati, ha chiesto la risoluzione del contratto due anni prima della scadenza: “Da ora in poi le ambizioni professionali di mia moglie dovrebbero avere la priorità. Voglio dedicare più tempo alla mia famiglia che sta crescendo. Dopo più di 11 fantastici anni in cui Zalando è stata la mia priorità, sento che è ora di dare alla mia vita una nuova direzione. Mia moglie e io abbiamo convenuto che per i prossimi anni le sue ambizioni professionali dovrebbero avere la priorità”, ha dichiarato Ritter senza fornire ulteriori dettagli sulla moglie o sulla sua professione.

 

Per approfondire: “La classifica delle 20 migliori aziende dove sognano di lavorare le donne

Carriera Vs Famiglia?

Siamo nel 2021 e risulta ancora bizzarro che sia un uomo a volersi dedicare alla famiglia. Per fortuna però succede, e se a farlo è un uomo di successo con una carriera avanzata, ancora meglio. Le reazioni non si sono fatte attendere e,così, sono iniziati a piovere commenti di ogni tipo, in relazione soprattutto alla carriera della moglie: "Ma che lavoro fa la moglie?", "Davvero aveva bisogno che il marito lasciasse il lavoro?", "Che bel gesto d'amore!". Una curiosità spropositata, un'attenzione morbosa che non ha senso di esistere. Se fosse capitato il contrario, l'interesse sarebbe stato così tanto elevato? Probabilmente no.

Dato che i cosiddetti ruoli di genere tradizionali sono stati invertiti, che la carriera di una donna è considerata al pari di quella di un uomo e che sia l'uomo a desiderare di trascorrere più tempo con i propri figli, allora ci si domanda insistentemente il perché, cosa farà mai la moglie per far sì che le posizioni all'interno della famiglia e del lavoro siano capovolte così drasticamente.

Non pensavamo di certo che gli stereotipi di questo tipo fossero scomparsi, ma che, perlomeno, non ci si stupisse poi così tanto di questi cambiamenti assolutamente conformi alla modernità imprenditoriale attuale. Invece ci ritroviamo di fronte a stupore e incredulità per un uomo che “si sacrifica” per la propria moglie. Rubin Ritter non fa parte di questa categoria, anzi, ha spiegato chiaramente che vuole lasciare il lavoro non perché la famiglia sia un ripiego, ma perché vuole essere felice insieme ai suoi figli, lasciando lo spazio necessario alla realizzazione della moglie.

L'errore sta quindi nel porre vita familiare e vita professionale in una scala gerarchica in base al genere, senza considerare il modo di vivere di una famiglia, di un padre lavoratore, di una madre lavoratrice e della crescita personale e professionale di ognuno. Forse perché manca ancora quel pizzico di apertura mentale e di rispetto verso sé stessi e delle proprie aspirazioni, di qualunque categoria si trattino.

Non a caso il mese scorso Ritter ha pubblicato il primo rapporto della società sulla diversità e l’inclusione, affermando che dovrebbero essere viste come “un’opportunità e non come una sfida”.

 

Leggi anche: “La leadership femminile nel lavoro: cosa dobbiamo aspettarci nel futuro

Dalla Politica estera fino al Made in Italy

Il Ceo di Zalando non è certo l'unico a voler rispettare le scelte della propria consorte e a volersi dedicare più attivamente alla famiglia. Anche Doug Emhoff, 56enne marito di Kamala Harris, prima vicepresidente donna della storia americana, ha dapprima chiesto l’aspettativa per seguire la moglie durante la campagna elettorale e, dopo l'elezione, ha deciso di interromperla. Emhoff era un avvocato specializzato in diritto del mondo dello spettacolo, socio del Dla Piper, uno dei maggiori studi legali in oltre 30 paesi in America, Asia, Africa, Europa e Oceania. Riguardo la sua scelta, Emhoff ha dichiarato: "Non sono il suo consulente politico, sono suo marito. Il mio ruolo era essere lì per lei, amarla, parlarle, aiutarla". E su Twitter si è descritto così: "Maritino di Kamala Harris, aspirante golfista, difensore della giustizia e dell’uguaglianza".

Anche nell'ambito politico-internazionale assistiamo a casi simili, avvenuti parecchi anni prima. Il celebre chimico Joachim Sauer, consorte di Angela Merkel, dal 2005 Cancelliera federale della Germania, aveva accettato di dedicarsi ad altro per non intralciare la carriera della moglie.

In Italia troviamo la storia di Daniela Riccardi, Ceo di Moleskine a Milano, importante brand di taccuini, agende, guide da viaggio, quaderni, borse e valigie, e del marito Juan Pablo, che 25 anni fa ha deciso di seguire la carriera della moglie in giro per il mondo. Entrambi hanno cominciato la carriera a Bruxelles alla Procter&Gamble e, successivamente, in seguito a una proposta di avanzamento di carriera con un cambio di sede da Bogotà a Città del Messico, ha dichiarato che era il turno di seguire la moglie per non farle perdere un'opportunità così importante. La Ceo di Moleskine ha affermato che nessuno dei due ha mai fatto sacrifici o rinunce, avendo saputo costruire negli anni un equilibrio che tiene conto dei desideri, delle capacità e delle ambizioni di ciascuno, rispettando i singoli dentro una coppia.

 

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