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Sergio Marchionne: le sue lezioni di vita più importanti a un anno dalla sua scomparsa

GIOVEDÌ 08 AGOSTO 2019 | 1 commento
Foto Sergio Marchionne: le sue lezioni di vita più importanti a un anno dalla sua scomparsa
Scritto da Stefania Pili

A poco più di un anno dalla sua scomparsa, Sergio Marchionne viene sempre ricordato come un uomo forte, determinato e carico di passione per il suo lavoro. Un dirigente aziendale tutto d’un pezzo, che ha rinnovato nel corso degli anni non solo l’impero Fiat, ma l’intera industria internazionale. Ma ripercorriamo insieme la storia del creatore di FCA Group (FIAT Chrysler Automobiles). 

Chi era quindi Sergio Marchionne? Nato il 17 giugno del 1952 a Chieti, fu costretto a emigrare in Canada con i genitori; dopo due lauree, una in Filosofia all’Università di Toronto, la seconda in Legge alla Osgoode Hall Law School of York University, e un master in Business Administration presso la University of Windsor, inizia a lavorare come avvocato e come commercialista fino a diventare direttore dello sviluppo industriale nel 1983 alla Deloitte Touche. Dopo aver intrapreso diverse esperienze importanti presso Glenex Industries, Aklands, Lonza Group Ltd e Lawson Group, Marchionne nel 2002 riesce a conquistare la carica di Amministratore Delegato alla SGS di Ginevra, dove l’azionista di riferimento è la famiglia Agnelli; sarò proprio Umberto Agnelli nel 2003 a volerlo fortemente nel Consiglio d’Amministrazione della FIAT,  ruolo che lo porterà a diventare nel 2004 Amministratore Delegato, a pochi giorni dalla morte dell’Alto Dirigente FIAT.  


L’era del cambiamento è quindi iniziata. La rivoluzione che da questo momento in poi investirà FIAT e il mondo della grande impresa italiana è talmente potente che le sue parole durante il suo incarico rimangono ancora oggi impresse nella mente i tutti. Marchionne diviene CEO di FIAT in un momento estremamente complicato: l’azienda è sul baratro del fallimento e la morte di Umberto Agnelli non favorisce certamente l’evolversi delle cose. Al suo esordio Marchionne infatti dice:  


“Fiat ce la farà; il concetto di squadra è la base su cui creerò la nuova organizzazione; prometto che lavorerò duro, senza polemiche e interessi politici”. “Mi ricordo i primi 60 giorni dopo che ero arrivato qui”, disse qualche anno più tardi, “giravo tutti gli stabilimenti e poi, quando tornavo a Torino, il sabato e la domenica andavo a Mirafiori, senza nessuno, per vedere le docce, gli spogliatoi, la mensa, i cessi. Ho cambiato tutto: come faccio a chiedere un prodotto di qualità agli operai e farli vivere in uno stabilimento così degradato?”.

Parole forti, d’impatto, pronunciate da un uomo che crede fermamente negli ideali di un lavoro che dia dignità agli operai e a tutti i lavoratori. Parole che in un momento di grande crisi come quello, sembrano risvegliare la vera politica aziendale di Fiat, come se fino a quel momento a farla da padrone fosse un sonno letargico dal quale non riuscisse a uscire. 

Consulta anche: “la felicità sul posto di lavoro: di cosa si tratta e quanto conta davvero” 

Una carica fondamentale che gli permette di riconvertire i debiti dell’azienda in azioni, rompere l’alleanza con General Motors con circa 1,55 miliardi sborsati dalla Casa americana, e realizzare efficaci piani industriali per il lancio di nuove automobili come la nuova 500 e la Punto. Doti incredibili di negoziazione che vengono spiegate dallo stesso manager italocanadese con queste parole:

“Quando uno si alza, il contegno è molto importante. Bisogna alzarsi dal tavolo facendo valere il punto, ma lasciando capire che alla fine ti risiederai. Ti devi alzare calmo, anche se sei incavolato”. 

Nel 2005 riesce anche a decretare un importante accordo con le banche riuscendo a convertire ben 3 miliardi di euro, facendo registrare il primo utile dopo cinque anni, a suo parere non ancora sufficiente:  


“Non possiamo mai dire: le cose vanno bene. Semmai: le cose non vanno male. Dobbiamo essere paranoici. Il percorso è difficilissimo. Siamo dei sopravvissuti e l’onore dei sopravvissuti è sopravvivere”.

Umiltà che si mescola alla determinazione, parole che richiamano un non abbassare la guardia e non cantare mai vittoria, anche dopo una battaglia appena vinta. 

Nel 2009 riuscì a diventare l’azionista principale di Chrysler, mossa non certo facile a causa della crisi economica iniziata nel 2008. Conquista così il 20% di Chrysler che era appena fallita, facendo salire le quote e accordandosi con i sindacati e con il governo americano. Il risultato nel 2014 fu la fusione con la casa automobilistica americana e la nascita della FCA Group. Nello stesso anno viene anche nominato Presidente della Ferrari e due anni dopo viene nominato Cavaliere del Lavoro

Una carriera incredibile che inizia a spezzarsi a causa del peggioramento delle sue condizioni di salute, che lo porteranno nel 2018 a lasciare i ruoli ricoperti fino a quel momento. Nel 2019 viene sostituito da Mike Manley per la direzione di FCA Group, Presidente e Amministratore Delegato di Jeep e responsabile dal 2015 del marchio Ram, da John Elkann come Presidente di Ferrari, e da Louis Camilleri come suo Amministratore Delegato.

Dopo aver ripercorso la sua vita con alcune delle sue parole più celebri, pensate che il suo lavoro abbia portato una ventata di positività all’Italia in un momento così complicato come quello della crisi economica? Noi pensiamo di sì, ma non solo noi. Sergio Marchionne è riuscito a crearsi una carriera straordinaria senza perdere il punto di vista di un umile lavoratore. La stima che è riuscito a conquistarsi tra manager, colleghi e lavoratori di ogni tipo, fanno capire proprio come la sua leadership non abbia intaccato i valori di una volta, e come la grande passione per il suo lavoro lo abbia portato a divenire il grande manager che è diventato, nonostante gli ultimi anni passati a combattere la malattia, senza mai arrendersi, anzi. La sua esperienza da dipendente lo ha portato a comprendere come l’impresa siano i singoli, la squadra, l’insieme delle persone che la costituiscono, dotate di competenze specifiche ma anche di umanità e valori.

Leggi anche: “l’importanza del lavoro di squadra: una risorsa preziosa nel lavoro quotidiano” 

Vi vogliamo lasciare con alcune delle citazioni più belle di Sergio Marchionne, e le dedichiamo a voi tutti, soprattutto ai più giovani che spesso perdono la speranza di essere qualcuno, di trovare un lavoro dignitoso e di sentirsi liberi di poter scegliere cosa è meglio per la propria vita: 

"Siate come i giardinieri, investite le vostre energie e i vostri talenti in modo tale che qualsiasi cosa fate duri una vita intera o perfino più a lungo”.

 

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1 COMMENTO

Giancarlo
21 Agosto 2019 @ 19:40
Mi spiace come stia andando a finire il gruppo Fiat, alleanza con Renault, un passo gigante all’indIetro!! Incompetenza degli Agnelli!! Vendere la Fiat ai francesi, una mossa Che fa invergognare gli italiani, specialmente a me che abito in Brasile da 20 anni e compro solo Fiat, una delusione mega galattica, se la famiglia Agnelli non ha competenza per dirigere il gruppo Fiat, deve consegnare il gruppo ad un amministratore a livello di Marchionne e lascarlo governare, ma no vendere un gruppo che appartiene All’Italia ai francesi, noi non abbiamo bisogno di nessuna fusione, abbiamo bisogno che il marchio Fiat continui a crescere!! Il gruppo Fiat non è difficile da amministrare, non capisco gli Agnelli, non capisco perché tanta difficoltà.                                                                                                                                                                                                       
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