Il panorama del lavoro agile sta riscrivendo non solo le abitudini quotidiane di milioni di professionisti, ma anche le geografie della fiscalità internazionale. In questo contesto, l'Italia compie un passo decisivo verso la modernizzazione con la pubblicazione dell’Interpello n. 2/2026 dell’Agenzia delle Entrate. Il chiarimento è di portata storica: il regime agevolato per i lavoratori "impatriati" è ufficialmente accessibile anche a chi sceglie di rientrare nel Bel Paese mantenendo il proprio impiego presso un datore di lavoro estero, operando interamente in modalità smart working.
Questa evoluzione normativa trasforma l'Italia in un hub potenzialmente irresistibile per i cosiddetti "nomadi digitali di alto profilo" e per gli expat desiderosi di ricongiungersi alle proprie radici senza rinunciare a carriere globali.
La fine di un equivoco
Per anni, una delle principali zone d'ombra della normativa sul "rientro dei cervelli" ha riguardato la localizzazione del datore di lavoro. Molti professionisti hanno esitato a trasferire la propria residenza in Italia temendo che, lavorando per una società con sede a Londra, New York o Berlino, i benefici fiscali venissero meno.
L'Agenzia delle Entrate ha fatto chiarezza: ai fini dell'agevolazione, non rileva la sede legale dell’azienda, bensì il luogo in cui la prestazione lavorativa viene effettivamente eseguita. Se un professionista opera prevalentemente dal territorio italiano, l'origine estera dello stipendio non costituisce più un ostacolo.
Il baricentro del diritto all’agevolazione si sposta quindi dalla sede del business alla residenza fiscale del lavoratore.
I pilastri della riforma: il Decreto Legislativo n. 209/2023
La disciplina attuale affonda le sue radici nel riordino normativo avvenuto con il decreto legislativo del 27 dicembre 2023, n. 209. Questa riforma ha razionalizzato gli incentivi precedentemente frammentati, introducendo un regime che prevede l'abbattimento del 50% del reddito imponibile IRPEF per un periodo di cinque anni.
Il beneficio è applicabile su una base imponibile fino a un massimo di 600.000 euro annui, una soglia estremamente elevata che mira ad attrarre profili di vertice, ricercatori, manager e specialisti del settore tech. L’obiettivo è chiaro: invertire la rotta della fuga dei talenti offrendo un ecosistema fiscale che premi l'eccellenza e la permanenza nel Paese.

I requisiti essenziali per l'accesso al beneficio
Nonostante l'apertura allo smart working, il regime resta vincolato a criteri precisi che il contribuente deve garantire:
Una risposta normativa al mercato del lavoro globale
L'interpretazione dell'Amministrazione finanziaria non è un semplice tecnicismo, ma una risposta pragmatica alla realtà del 2026. Il mercato del lavoro contemporaneo è fluido: le competenze tecniche, digitali e scientifiche sono sempre meno legate a un ufficio fisico e sempre più connesse a infrastrutture digitali.
Riconoscere che lo svolgimento dell'attività prevalente in Italia sia il fattore determinante permette al Paese di competere con altre nazioni europee che hanno già adottato politiche simili. Questo approccio genera un duplice vantaggio: da un lato aumenta il gettito derivante dai consumi e dalle imposte (seppur agevolate) di lavoratori ad alto reddito, dall'altro favorisce un "travaso" di competenze internazionali nel tessuto sociale ed economico locale.
Conclusioni: l'Italia come destinazione strategica
In conclusione, il chiarimento fornito dall'Interpello n. 2/2026 rimuove l'ultima grande barriera psicologica e burocratica per migliaia di italiani all'estero. La possibilità di combinare uno stipendio competitivo internazionale con una tassazione dimezzata e la qualità della vita italiana rappresenta una delle proposte più solide degli ultimi anni per il rilancio del capitale umano nazionale.
Resta tuttavia fondamentale, per chi intende intraprendere questo percorso, una pianificazione attenta e supportata da consulenze specialistiche, per garantire che il trasferimento rispetti appieno i rigidi parametri di "elevata qualificazione" e permanenza richiesti dal legislatore