Il passaggio dall'università al mondo del lavoro si rivela spesso un percorso a ostacoli per i giovani italiani, con lo stage che si conferma la porta d'ingresso principale ma non sempre sufficiente a garantire l'indipendenza economica. Una recente indagine condotta da Ing People Insights Lab in collaborazione con YouGov ha analizzato il rapporto tra neolaureati e tirocini, evidenziando che il compenso medio mensile si aggira intorno ai 600 euro. Di fronte a queste cifre, aggravate dal costo della vita e degli affitti nelle grandi città, il settanta per cento degli intervistati ritiene che il proprio talento non sia adeguatamente valorizzato in Italia, un fattore che spinge sempre più giovani a considerare un futuro professionale all’estero.
L'entità dei rimborsi spese e le priorità dei giovani
L'esperienza del tirocinio coinvolge circa la metà dei neolaureati e, sebbene sei giovani su dieci ricevano una qualche forma di compenso, la media si attesta precisamente sui 607 euro al mese.
Si registra un leggero incremento rispetto all'anno precedente, ma la percentuale di chi riesce a superare la soglia degli 800 euro mensili rimane confinata a un modesto quattordici per cento. Nonostante le difficoltà economiche, le priorità indicate dai ragazzi vedono al primo posto le opportunità di apprendimento e formazione, seguite dalle concrete possibilità di inserimento in azienda e, solo in terza battuta, dall'ammontare del rimborso spese.
Tuttavia, l'insufficienza del compenso resta la causa principale per oltre un terzo dei giovani che decidono di rifiutare una proposta di stage.
Il legame tra retribuzione, valorizzazione e mobilità
Per le nuove generazioni, il riconoscimento del merito non è un concetto astratto ma si traduce in elementi molto concreti: una retribuzione adeguata, prospettive di carriera chiare e una buona flessibilità organizzativa, inclusa la possibilità di ricorrere allo smart working.
Le opportunità di crescita professionale assumono un significato ancora più profondo per il pubblico femminile. Quando si tratta di decidere se rimanere in Italia o trasferirsi oltreconfine, lo stipendio si posiziona come il fattore discriminante per oltre il sessanta per cento dei intervistati, seguito dalla stabilità contrattuale e dalla qualità dei percorsi di apprendimento offerti dalle singole imprese.
Le competenze acquisite e la fiducia nel futuro contrattuale
Nonostante il dibattito aperto sulla sostenibilità economica dei tirocini, lo stage mantiene un indiscutibile valore formativo agli occhi di chi lo frequenta. La metà dei partecipanti dichiara infatti di aver sviluppato sia competenze relazionali e attitudini al lavoro di squadra, sia abilità tecniche specifiche per il proprio settore.
Ciò che invece fatica a decollare è la fiducia nella stabilizzazione post-stage: la maggioranza dei giovani non crede in una trasformazione diretta e immediata del tirocinio in un contratto a tempo indeterminato.
Le aspettative di assunzione risultano sensibilmente più elevate solo tra coloro che hanno conseguito una laurea in discipline scientifiche e che hanno svolto tirocini fin dall'inizio meglio retribuiti.
Modelli aziendali virtuosi contro la svalutazione del talento
In questo scenario complesso, non mancano esempi di aziende che scelgono di invertire la rotta per attrarre e trattenere le risorse migliori. È il caso di Ing Italia, che ha implementato una politica interna volta a valorizzare i tirocinanti portando il rimborso spese mensile a 1.500 euro netti.
A questa misura si aggiungono i buoni pasto garantiti anche per le giornate di lavoro agile e percorsi strutturati per il benessere della persona. Iniziative di questo tipo dimostrano come l'investimento economico diretto sui giovani possa diventare una leva strategica per contrastare la perdita di capitale umano qualificato, offrendo una valida alternativa alla ricerca di opportunità all'estero.