Il giorno in cui perdi il lavoro non pensi lucidamente. Pensi al mutuo, alle bollette, a cosa dirai a casa. La burocrazia è l'ultimo dei tuoi pensieri, ed è esattamente il momento in cui invece dovrebbe diventare il primo.
Perché c'è una scadenza che non aspetta il tuo stato d'animo: 68 giorni dalla fine del rapporto di lavoro per presentare domanda di NASpI. Ogni giorno di ritardo oltre quel termine è denaro che non recuperi più.
Questa guida ti dice tutto quello che serve, nell'ordine in cui serve: se ne hai diritto, quanto prendi, quanto dura, come si chiede, quando arriva e, argomento che quasi nessuno affronta ma che è fondamentale, quando rischi di perderla.
Per approfondire: “Dimissioni in estate: come lasciare il lavoro senza bruciarsi i ponti”
La NASpI (Nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego) è l'indennità di disoccupazione erogata dall'INPS, introdotta dal Decreto Legislativo 4 marzo 2015, n. 22. Non è un sussidio generico: è un'assicurazione, finanziata dai contributi che il tuo datore di lavoro ha versato mentre lavoravi.
Per accedervi servono tre condizioni, tutte insieme.
Devi aver perso il lavoro contro la tua volontà. Licenziamento individuale o collettivo, scadenza di un contratto a termine, dimissioni per giusta causa, risoluzione consensuale in sede protetta. Se ti sei dimesso volontariamente, di regola la NASpI non ti spetta, e su questo torniamo tra poco, perché è il punto che genera più confusione in assoluto.
Devi essere disoccupato e disponibile a lavorare. Non basta non avere un impiego: devi dichiarare formalmente la tua disponibilità e attivarti presso il Centro per l'Impiego.
Devi avere almeno 13 settimane di contributi versati nei quattro anni precedenti la cessazione. Poco più di tre mesi di lavoro effettivo: è una soglia bassa, pensata proprio per non escludere chi ha avuto percorsi frammentati.
Rientrano anche apprendisti, soci lavoratori di cooperative, personale artistico con contratto dipendente e dipendenti a termine di aziende pubbliche. Restano esclusi, in via ordinaria, i dipendenti a tempo indeterminato della PA e gli operai agricoli a tempo determinato.
Se invece sei un collaboratore coordinato e continuativo, un assegnista o un dottorando di ricerca, la NASpI non fa per te: esiste uno strumento dedicato, la DIS-COLL, con regole proprie e requisiti diversi.
Qui si concentra il malinteso più diffuso, quindi vale la pena essere netti.
Chi si dimette volontariamente, in condizioni normali, non ha diritto alla NASpI. È coerente con la logica dello strumento: l'indennità copre chi il lavoro lo perde, non chi sceglie di lasciarlo.
Ma le eccezioni esistono, e sono importanti. Hai diritto alla NASpI se ti dimetti per giusta causa, cioè in presenza di gravi inadempienze del datore: stipendi non pagati, molestie, dequalificazione professionale, modifiche unilaterali sostanziali delle condizioni di lavoro, ambiente pericoloso. In questi casi la legge considera le dimissioni non realmente volontarie.
Hai diritto alla NASpI anche se ti dimetti durante il periodo protetto legato alla genitorialità: dalla gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino, previa convalida presso l'Ispettorato Territoriale del Lavoro.
C'è poi una regola introdotta dalla Legge di Bilancio 2025 e tuttora in vigore che è bene conoscere se hai cambiato lavoro di recente. Se ti sei dimesso volontariamente da un tempo indeterminato e poi perdi involontariamente il nuovo impiego, per accedere alla NASpI devi aver maturato almeno 13 settimane di contribuzione presso il nuovo datore. Una stretta pensata contro chi si faceva assumere brevemente per farsi poi licenziare e accedere all'indennità. Sono escluse da questo vincolo le dimissioni in maternità, quelle per giusta causa e le risoluzioni consensuali legate a licenziamenti per motivi oggettivi.
Se hai il minimo dubbio sulla natura delle tue dimissioni, parlane con un patronato prima di firmare qualsiasi cosa. La differenza tra "volontarie" e "per giusta causa" può valere mesi di indennità.
L'importo si calcola sulla retribuzione media imponibile degli ultimi quattro anni. La formula, aggiornata dalla Circolare INPS n. 4 del 28 gennaio 2026 con la rivalutazione ISTAT del +1,4%, è questa:
Se la tua retribuzione media mensile è fino a 1.456,72 euro, prendi il 75% di quella cifra.
Se la supera, prendi il 75% della soglia, cioè 1.092,54 euro, più il 25% della parte eccedente.
Il tetto massimo per il 2026 è 1.584,70 euro lordi al mese. Oltre non si va, qualunque fosse il tuo stipendio precedente.
Un esempio concreto. Se guadagnavi in media 1.800 euro al mese, il calcolo è: 1.092,54 (il 75% della soglia) più 85,82 (il 25% della differenza tra 1.800 e 1.456,72). Totale: circa 1.178 euro lordi mensili.
Attenzione alla parola "lordi". La NASpI è tassata come un normale reddito da lavoro dipendente: il netto in tasca è mediamente il 20-25% in meno, in base alla tua situazione fiscale e alle detrazioni applicate.
C'è un meccanismo che sorprende molti beneficiari al sesto mese, quando aprono l'estratto conto e trovano meno di quanto si aspettavano.
Dal primo giorno del sesto mese di fruizione (il 151° giorno), la NASpI si riduce del 3% ogni mese, calcolato sull'importo del mese precedente. Se parti da 1.000 euro, al sesto mese scendi a 970, al settimo a 940,90, e via così.
Per chi ha compiuto 55 anni al momento della domanda, la riduzione slitta all'ottavo mese (211° giorno). La Legge di Bilancio 2026 ha lasciato intatta questa tutela.
Il décalage non è una punizione: è un incentivo strutturale a rientrare nel mercato del lavoro. Ma la conseguenza pratica è chiara, più tempo passa, meno prendi. Attivarsi subito conviene, anche economicamente.
La regola è aritmetica: la NASpI dura un numero di settimane pari alla metà delle settimane contributive versate nei quattro anni precedenti.
Hai lavorato quattro anni pieni, cioè 208 settimane? Prendi il massimo: 104 settimane, ovvero 24 mesi.
Hai lavorato un anno, 52 settimane? La NASpI dura 26 settimane, sei mesi.
Il tetto dei 24 mesi è invalicabile: nemmeno con una contribuzione più lunga la durata si estende.
La domanda si presenta solo online, sul portale INPS (www.inps.it), accedendo con SPID, CIE o CNS. Nessun altro canale è valido.
Prima di iniziare, procurati:
Le credenziali digitali attive, SPID, CIE o CNS. Se non le hai, attivale subito: possono richiedere qualche giorno.
Il tuo IBAN, per l'accredito. Se non sei già registrato, ti servirà compilare il modello SR163, quello con cui comunichi all'INPS le coordinate di pagamento. Molti si bloccano qui: preparalo in anticipo.
I dati della cessazione: data di fine rapporto, tipologia contrattuale, dati del datore di lavoro. Se hai la lettera di licenziamento o l'ultima busta paga a portata di mano, la compilazione fila liscia.
Il termine è di 68 giorni dalla cessazione. Se sfori, non perdi il diritto, ma l'indennità decorre dalla data della domanda, non da quella di fine rapporto. Tradotto: perdi mensilità che nessuno ti restituisce.
Entro 15 giorni dalla domanda devi poi contattare il Centro per l'Impiego per attivare il percorso di reinserimento e registrarti sulla piattaforma SIISL. Non è un passaggio facoltativo: saltarlo può costarti l'indennità.
Se preferisci non muoverti da solo, i patronati compilano e inviano la domanda gratuitamente. È un servizio che vale la pena usare, soprattutto se il tuo caso ha qualche complessità.
Domanda legittima, e la risposta è meno rassicurante di quanto vorresti: l'INPS non pubblica un calendario nazionale della NASpI. A differenza delle pensioni, non c'è una data fissa uguale per tutti.
La data effettiva si verifica nella propria area personale su MyINPS, dove trovi lo stato della domanda e lo storico dei pagamenti. Indicativamente l'accredito arriva tra la metà e la fine del mese, ma varia in base alla sede territoriale e al momento in cui la domanda è stata lavorata.
La prima erogazione, in genere, richiede più tempo: tra istruttoria e verifica dei requisiti possono passare alcune settimane dalla presentazione. È un motivo in più per non aspettare i 68 giorni.

Scenario frequente: sei in NASpI e ti offrono un contratto di due mesi. Lo accetti e perdi tutto?
No. Se accetti un lavoro subordinato con durata non superiore a sei mesi, la NASpI si sospende d'ufficio per la durata del rapporto, e riprende automaticamente alla fine, con le mensilità residue intatte. Il periodo di sospensione non viene bruciato: resta lì ad aspettarti.
Se invece il contratto supera i sei mesi, la NASpI decade.
È una regola che vale la pena conoscere prima di rifiutare un'occasione temporanea per paura di perdere l'indennità. Nella maggior parte dei casi, quella paura è infondata.
Qui bisogna essere precisi, perché le cause di decadenza sono la parte che genera più problemi, spesso per semplice disinformazione.
Perdi la NASpI se:
Trovi un lavoro subordinato con reddito superiore a 8.500 euro annui. Sotto quella soglia l'indennità non decade ma viene ridotta dell'80% del reddito previsto, a condizione che tu lo comunichi all'INPS.
Avvii un'attività autonoma con reddito superiore a 5.500 euro annui. Sotto la soglia puoi cumulare in forma ridotta, ma devi comunicare il reddito presunto all'INPS entro 30 giorni dall'inizio dell'attività. Chi si dimentica di farlo perde tutto, ed è uno degli errori più comuni in assoluto.
Non partecipi alle attività del Centro per l'Impiego o non ti registri su SIISL nei termini previsti.
Rifiuti un'offerta di lavoro congrua, cioè coerente con le tue competenze, la tua retribuzione precedente e la distanza da casa secondo i parametri di legge.
Raggiungi i requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata.
Diventi titolare di un assegno ordinario di invalidità, salvo che tu opti per mantenere la NASpI al posto dell'assegno.
La regola generale, semplice e valida sempre: qualsiasi cambiamento della tua situazione lavorativa o reddituale va comunicato all'INPS. Il silenzio non protegge, espone a richieste di restituzione delle somme percepite indebitamente.
Se vuoi usare la NASpI come capitale per metterti in proprio, aprire una partita IVA, costituire una ditta individuale, entrare in una cooperativa, puoi chiedere la liquidazione anticipata di tutte le mensilità residue.
Fino al 2025 arrivava tutta insieme. Dal 2026 no.
La Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025, comma 176) ha spezzato l'erogazione in due tranche: una prima rata del 70% subito dopo l'accoglimento della domanda, e una seconda rata del 30% al termine della durata teorica della NASpI, comunque non oltre sei mesi dalla domanda di anticipazione.
E la seconda rata non è automatica. L'INPS la eroga solo dopo aver verificato che tu non ti sia rioccupato con un rapporto subordinato e che tu non sia titolare di pensione diretta (l'assegno ordinario di invalidità non conta come esclusione). Le istruzioni operative sono nel Messaggio INPS n. 1215 del 7 aprile 2026.
Chi percepisce la NASpI in modo ordinario, mese per mese, non è toccato da questa modifica.
Un'avvertenza che vale oro: se ti rioccupi come lavoratore subordinato durante il periodo teorico di fruizione, sei tenuto a restituire integralmente l'anticipo percepito, salvo il caso di assunzione presso la cooperativa di cui sei socio. Va valutato con attenzione prima di scegliere questa strada.
Mentre percepisci la NASpI, l'INPS ti accredita contributi figurativi gratuiti, calcolati con un'aliquota del 5,84% sul massimale. Non li versi tu, non li versa nessun datore: te li riconosce l'Istituto.
Contano per la pensione, a tutti gli effetti.
Per chi resta fuori dal mercato del lavoro qualche mese, quei contributi possono valere parecchio nel lungo periodo, e sono il motivo per cui, anche se l'importo mensile ti sembra basso, presentare domanda conviene sempre.
Se hai appena perso il lavoro: presenta domanda entro 68 giorni, contatta il Centro per l'Impiego entro 15 giorni dalla domanda, prepara il modello SR163 per l'IBAN.
Se sei già in NASpI: comunica all'INPS ogni cambiamento, non rifiutare occasioni brevi per paura di perdere l'indennità (si sospende, non si perde), e tieni presente il décalage dal sesto mese.
E in entrambi i casi: non aspettare che l'indennità finisca per iniziare a cercare. Su AppLavoro puoi filtrare le offerte per zona, settore e tipo di contratto, e candidarti direttamente dall'app, anche mentre percepisci la NASpI.
Ti potrebbe interessare anche: “Smart working: ti fa stare meglio o ti sta logorando?”
Fonti: Decreto Legislativo 4 marzo 2015, n. 22, artt. 1-15 (istituzione e disciplina della NASpI); Circolare INPS n. 4 del 28 gennaio 2026 (adeguamento importi 2026: massimale 1.584,70 € lordi, soglia di calcolo 1.456,72 €, rivalutazione ISTAT +1,4%); Legge 30 dicembre 2025, n. 199 (Legge di Bilancio 2026), comma 176 — NASpI anticipata in due rate (70% + 30%); Messaggio INPS n. 1215 del 7 aprile 2026 (istruzioni operative NASpI anticipata); Legge di Bilancio 2025 (requisito delle 13 settimane contributive presso il nuovo datore in caso di precedenti dimissioni volontarie); INPS — Scheda servizio "NASpI: indennità mensile di disoccupazione" (modalità di domanda, sospensione, decadenza, cumulo con redditi da lavoro). Per la valutazione del caso specifico si consiglia di rivolgersi a un patronato o alla sede INPS territorialmente competente.