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Smart working in città: l'app che trasforma i bar in spazi di lavoro

VENERDÌ 17 LUGLIO 2020 | Lascia un commento
Foto Smart working in città: l'app che trasforma i bar in spazi di lavoro
Scritto da Stefania Pili

Rilancio dell'economia e cambiamento funzionale degli spazi cittadini. Puntano sostanzialmente a questo alcuni locali di Milano, uniti contro l'inaspettata crisi che li ha colpiti a inizio 2020. L'emergenza da Covid-19 non si è ancora placata totalmente, specialmente in Lombardia, e numerosi bar e ristoranti hanno la forte necessità di occupare i tavoli vuoti, soprattutto negli orari nei quali la clientela risulta più scarsa. Come fare quindi per unire l'esigenza economica di baristi e ristoratori con la necessità, da parte dei lavoratori, di trovare uno spazio nel quale poter lavorare in smart working?

L'ufficio, ai tempi del Coronavirus, si trasforma così in un ambiente diffuso all'interno delle città; questo a causa anche del minor numero di postazioni fisse e dei coworking costretti a chiudere o a diminuire i propri spazi operativi per favorire il distanziamento sociale. Proprio per questi motivi la startup Nibol ha creato un'app in grado di offrire un aiuto concreto ai locali durante la fase 3, riconvertendo i loro spazi in postazioni di coworking. Una potente e innovativa rete di bar ma anche alberghi e ristoranti con spazi adatti ai lavoratori (e non solo alla clientela ordinaria), dotati di scrivanie on-demand sanificate e munite di wifi, un vero e proprio ufficio diffuso.

 

Leggi anche: “Smart working post Covid-19: cosa accadrà a manager e dipendenti?

 

Riccardo Suardi, 26enne di Bergamo e fondatore della startup Nibol, afferma: “Da un lato, abbiamo pensato di andare incontro alle nuove esigenze degli smartworker all'indomani della quarantena e dall'altro, volevamo offrire ai locali un'opportunità di reinventarsi per affrontare al meglio la fase 3 della ripartenza. Nonostante il 60% dei lavoratori agili a livello nazionale - stando ai dati raccolti sullo smart working da Cgil/Fondazione Di Vittorio - dichiari di voler lavorare da remoto dopo l'emergenza Coronavirus, allo stesso tempo si è imposta la criticità di continuare a identificare la propria casa con il luogo di lavoro. Ecco perché abbiamo pensato di creare questa rete di scrivanie on-demand, immaginando una sorta di ufficio diffuso - sottolinea Suardi - Gli smartworker, oltre a rompere ogni tanto con la loro quotidianità in piena sicurezza, possono recuperare il confronto dal vivo con i colleghi, o rivivere momenti come il caffè o il pranzo con i clienti o i fornitori. Allo stesso tempo i locali possono avere un'altra fonte di guadagno, puntando ad occupare i tavoli vuoti soprattutto negli orari in cui c'è poca clientela".

Come funziona Nibol

Il circuito Nibol conta numerosi locali attivi su Milano e Brescia e si prevede un'ulteriore e rapida espansione. Basta prenotare tramite app un “hot desk” grazie anche alla geolocalizzazione che mostra i locali più vicini all'utente. Le pagine delle singole attività presentano le caratteristiche immancabili in una postazione, dalle prese elettriche all'aria condizionata, dalla qualità del cibo e delle bevande fino alle recensioni lasciate dagli altri clienti su parametri quali tranquillità, comodità e via dicendo. Una volta prenotato, si dovrà specificare quando e per quanto tempo si vorrà occupare lo spazio, decidendo di pagare sul posto tramite app con un costo che si aggira intorno ai 2 euro all'ora. A tal proposito Suardi dichiara: “Alcuni locali hanno deciso di convertire quel credito in consumazioni, altri invece offrono gli spazi gratuitamente facendo poi pagare soltanto ciò che viene ordinato". Inoltre, le caffetterie e i bar non hanno costi fissi per entrare nel network di Nibol, potendo così sfruttare anche le ore solitamente meno frequentate.

 

Consulta anche: “Il settore digital durante l'emergenza: cosa sta evolvendo maggiormente

 

Cosa aspettarsi nel futuro?

Ci sono vari pro e contro riguardo il lavoro agile. C'è chi ha iniziato ad amarlo ma c'è anche chi ha iniziato a detestarlo. Va bene la comodità e la flessibilità di un lavoro senza lunghi viaggi, stress o ansia di arrivare tardi in ufficio, ma in molti affermano di sentirsi comunque isolati e un po' smarriti senza contatto umano. Un altro problema è dato dagli spazi inadeguati della propria abitazione: c'è chi vive in spazi ridotti, chi non ha il silenzio e la pace necessaria per concentrarsi o chi deve anche badare ai propri figli. Secondo la nota diramata da Nibol: “Lavorare da casa non è sempre facile, mancano la comodità della propria postazione, il confronto con i colleghi, il caffè o il pranzo con i clienti o i fornitori. Così come non è facile trovare uno spazio alternativo che sia economico, comodo e, in questo periodo, sanificato – Il nostro obiettivo è di offrire un posto comodo ed economico dove lavorare e incontrare persone”.

Non vi è dubbio che il mondo del lavoro a oggi risulti quasi totalmente stravolto dall'emergenza sanitaria: gli ultimi mesi, infatti, sono stati la prova di un bisogno impellente di cambiamento delle politiche del lavoro. Tuttavia, per poter attuare anche solo una minima trasformazione da questo punto di vista, occorre ancora tempo e maggiore consapevolezza riguardo soprattutto le potenzialità di ogni singolo Comune italiano, in relazione anche a un fattore prettamente turistico. Sappiamo però che il cambiamento in atto ha consolidato ancor di più lo smart working, considerando che già nel 2019 la crescita degli smartworker è stata del 20% rispetto al 2018. Come conferma anche Nibol, gli obiettivi a breve termine sono di ampliare l'offerta con la possibilità di prenotare spazi privati e far arrivare il servizio anche nelle altre città italiane.


Per approfondire: “5 consigli utili per trovare lavoro nel post covid-19



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