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Blue economy: un mare di opportunità e nuove prospettive occupazionali

LUNEDÌ 25 MAGGIO 2020 | Lascia un commento
Foto Blue economy: un mare di opportunità e nuove prospettive occupazionali
Scritto da Stefania Pili

Utilizzo costante delle risorse naturali, zero sprechi e rifiuti: questa è solo una piccola anticipazione della cosiddetta blue economy, un modello di economia globale che ha l'intento di creare un ecosistema sostenibile grazie alla trasformazione di sostanze che sono state sprecate in merce redditizia. Al contrario della green economy, non richiede alle aziende di investire maggiormente per salvare l'ambiente ma, al contrario, di creare più reddito per convertire al tempo stesso capitale sociale.

Il concetto di blue economy è stato introdotto per la prima volta da Gunter Pauli, imprenditore ed economista belga, nel suo libro The Blue Economy: 10 years, 100 Innovations, 100 Million Jobs. Gunter Pauli vuole andare oltre il concetto di green economy e la sua economia basata sulle basse emissioni di carbonio, e creare un mondo a zero emissioni, al 100% sostenibile. Gli esempi sono davvero numerosi: dalla coltivazione di funghi sui fondi di caffè alla sostituzione delle lame in metallo dei rasoi “usa e getta” con fili di seta, dalla creazione di gioielli dal riso al riutilizzo delle bucce di pomodoro per realizzare filtri solari o, ancora, fare il bucato con gli scarti delle arance.

Nel corso degli anni, l'economia blu si è evoluta, concentrandosi anche su strategie a lungo termine per sostenere una crescita sostenibile nei settori marittimo e marino. Investire in maggior misura, quindi, nella tutela dell'ambiente, realizzando al contempo, un'economia circolare basata sull'innovazione in tutti i suoi settori, utilizzando sostanze già presenti in natura ed effettuando, così, meno investimenti. Il risultato? Ricavi maggiori e più posti di lavoro.

 

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I dati europei sulla blue economy

La natura è il punto di riferimento della blue economy: tutto si ricicla in un sistema resiliente, capace di adattarsi ai cambiamenti. Gli ottimi risultati della blue economy sono stati certificati dalla Commissione Europea nell'ultimo rapporto annuale; nel 2016 ha infatti rappresentato l'1,3% del Pil della Ue, con un fatturato di 566 miliardi di euro, con una crescita del 14% rispetto al 2009. Il settore ha generato 174 miliardi di euro e ha dato origine a ben 3,5 milioni di posti di lavoro (pari all'1,6% dell'occupazione totale nella Ue). Tra le cinque più grandi economie blu d'Europa rientra anche l'Italia, insieme a Regno UnitoSpagnaFrancia e Grecia. Dati molto incoraggianti che fanno ben sperare su numerosi investimenti nell'innovazione con una gestione precisa e responsabile, integrando aspetti ambientali, economici e sociali, in vista di un raddoppiamento del settore in modo sostenibile entro il 2030.

Ad esempio, il settore delle biomasse delle alghe in Europa, ha un valore di 1,69 miliardi di euro con 14mila lavoratori al seguito. Le microalghe sono infatti fondamentali sia per la fotosintesi del mare ma anche per la produzione di biofuel, biocombustibile ottenuto dalle biomasse (grano, mais, bietola, canna da zucchero). In Scozia, invece, nascerà una centrale sottomarina da 400 MW grazie all'utilizzo dell'energia dei mari, che darà energia a circa 175mila case.

I settori sui quali puntare

Sono tanti e diversificati. Si parla di acquacoltura, di trasporto commerciale, di turismo costiero, di energia marina derivata dalle onde e dalle maree, e di imprese emergenti che si occupano di biotecnologie acquatiche per il campo medico e farmaceutico, ma anche per quello alimentare. Vi sono poi settori davvero rivoluzionari come quello minerario; i processi di estrazione e fusione classici sono necessari per la produzione ma anche dannosi per l'ambiente. Per questo, i ricercatori americani Henry Kolesinski e Robert Colley hanno studiato una particolare capacità dei batteri di separare specifiche tipologie di metalli dal resto della materia grezza, la “chelating”, che permette di purificare i rottami del metallo alle condizioni di pressione e temperatura dell'ambiente, un ottimo modo per risparmiare preziosa energia che andrebbe sprecata con i processi convenzionali di estrazione e fusione, oltre che per recuperare milioni di tonnellate di rifiuti elettronici. E che dire del design dei termitai, che assicura una temperatura e un'umidità costante; su questo modello i designer svedesi Bengt Warne e Anders Nyquist con un team di programmatori, hanno realizzato un modello matematico in grado di avere temperature prestabilite all'interno degli edifici, indipendentemente dalla temperatura esterna. La ventilazione naturale permette inoltre di rinfrescare l'aria continuamente, assicurandone la salubrità e senza impiegare energia, riducendo gli investimenti e le spese di gestione.

Alle Seychelles la blue economy procede alla grande grazie a un accordo raggiunto per proteggere il mare, la fauna e la barriera corallina del meraviglioso arcipelago. Con alcuni fondi, donati in parte anche dall'attore Leonardo di Caprio, in cambio di una ristrutturazione del debito da 20 milioni di dollari, si procederà alla creazione di due parchi marini per riparare i danni alle barriere coralline e alla biodiversità marina causati dal turismo di massa e dalla pesca incontrollata. Uno scambio equo per mettere in sicurezza il patrimonio naturale del Paese e il suo futuro economico incentrato prevalentemente sulla pesca e sul turismo.

La blue economy in Italia

Nel primo rapporto di One Ocean Foundation, organizzazione che si occupa della salvaguardia degli oceani, si evidenzia come la gestione sostenibile delle risorse del Mar Mediterraneo possa essere un punto di riferimento per lo sviluppo economico e sociale. Non è un caso visto che il mare italiano garantisce un fatturato di centinaia di miliardi di euro con 4,8 milioni di lavoratori. Uno sviluppo economico minacciato però dalla pesca eccessiva che distrugge i fondali, dalle sostanze inquinanti che vengono continuamente gettate, e dallo sfruttamento delle risorse naturali. Per questi motivi occorre che venga tutelato grazie a un'economia sostenibile; One Ocean Foundation ha quindi avviato un primo progetto di ricerca in collaborazione con alcune Università e che ha coinvolto più di duecento aziende italiane e internazionali, associazioni, startup e ONG. Dal rapporto emerge che più di un terzo delle aziende chiamate a far parte del progetto, è consapevole dell'impatto sugli ecosistemi marini causata dal settore industriale; sono a conoscenza dei danni dell'inquinamento di plastiche e microplastiche, ma molto meno su quello derivati dallo sfruttamento eccessivo delle risorse marine dell'impatto sulla biodiversità di cambiamenti climatici e acidificazione dell'acqua. Importante sottolineare però, come molte tra queste aziende vuole andare oltre e orientarsi verso l'economia blu, anche se molte, per ora, rimangono ancora bloccate sui classici sistemi produttivi.

 

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Le prospettive occupazionali date dall'ingresso della Blue Economy nella nostra economia possono davvero essere numerose. Pensiamo ai settori della salute, della cosmesi e dei biomateriali industriali, e di come riuscire a prevenire gli sprechi e cogliere le tante opportunità fornite dalla circolarità delle risorse naturali. Lo sviluppo sostenibile è il punto di forza della blue economy, ma anche delle generazioni future che possono crescere rispettando l'ambiente e i suoi limiti, creando un equilibrio necessario per l'uomo e per l'intero ecosistema.

 

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