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Le 6 domande trabocchetto più gettonate durante un colloquio di lavoro: quali sono e come affrontarle

LUNEDÌ 05 AGOSTO 2019 | Lascia un commento
Foto Le 6 domande trabocchetto più gettonate durante un colloquio di lavoro: quali sono e come affrontarle
Scritto da Stefania Pili

Prepararsi per un colloquio di lavoro in maniera adeguata è fondamentale per poter essere assunti o accedere a un secondo colloquio conoscitivo. Spesso però i recruiters, per scavare ancora più fondo nella mente del candidato, decidono di porre delle domande trabocchetto che possono mettere in seria difficoltà il candidato. Ma quali sono le domande a trabocchetto più gettonate? Come rispondere in modo opportuno e soddisfacente? Sia che siate già esperti o siate ancora all’inizio della vostra carriera professionale e cercate lavoro attivamente, è sempre bene rispondere in maniera sincera ma allo stesso tempo educata ed esaustiva alle domande che vi vengono poste durante un colloquio di lavoro. Possono essere improvvisate o dettate da un preciso copione ma, in ogni caso, bisogna sempre mostrare sicurezza, determinazione e non farsi imprigionare dall’ansia di non essere all’altezza della situazione. D’altronde, queste domande sono create apposta per mettervi a dura prova e, in alcuni casi, confondervi. 

In questo articolo cercheremo di svelarvi quali sono le domande a trabocchetto più frequenti da parte dei recruiters e le risposte più adatte per avere maggiori possibilità di successo ed essere assunti!

 

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Innanzitutto, perché vengono fatte queste temute domande trabocchetto? La ragione principale sta, in tutta probabilità, nel voler ottenere quante più informazioni possibili sul candidato e avere un quadro completo del profilo ideale da reclutare. “Mettendolo alle strette” aiuterebbe quindi ad andare oltre le competenze tecniche, misurando la resistenza allo stress e la modalità con la quale riesce a rispondere pur essendo in difficoltà. Tina Nicolai, executive coach e fondatrice di Resume Writers’ Ink, rivela che le domande vengono poste per scoprire eventuali incongruenze tra ciò che è stato scritto nel Curriculum Vitae e ciò che effettivamente viene detto in sede di colloquio. Un primo consiglio che vi possiamo dare in caso di emergenza, quando non sapete proprio come rispondere, è cercare di guadagnare tempo chiedendo il motivo di quella domanda: la maggiore chiarezza aiuterà a conquistare secondi preziosi e valutare attentamente cosa dire. 

In generale, sono sei le domande a trabocchetto più comuni. Vediamo insieme quali sono e come saper rispondere con successo dimostrando determinazione e ingegno:

 

  • “Mi parli di lei”: fa parte delle cosiddette domande di avviamento e viene utilizzata principalmente come apertura del colloquio. Viene posta come test per capire se il candidato riesce a rispondere con sicurezza evitando di parlare della propria vita privata, riuscendo ad articolare un discorso completo insieme ai risultati raggiunti fino a quel momento e le competenze principali in possesso (senza ripetere come una filastrocca il CV). Una domanda che, se affrontata nel modo sbagliato, potrebbe compromettere il resto del colloquio: occhio quindi a mantenere la concentrazione e a esporre principalmente il perché ci si sta candidando a quella determinata posizione.

 

  • “Si descriva con una parola”: si tratta di un quesito appartenente alla sfera del carattere. Viene posto solitamente all’inizio del colloquio per valutare il tipo di personalità attinente alla posizione professionale richiesta. Potrebbe risultare “a trabocchetto” perché non si può mai sapere fino in fondo quale possa essere la risposta più adeguata per essere all’altezza di ciò che il recruiter sta cercando; in ogni caso, sempre meglio mostrarsi ottimisti, professionali, appassionati, seri e affidabili. 

 

  • “Qual è la sua più grande debolezza?”: sempre rimanendo in tema carattere, la domanda in questione vuole far emergere pregi e difetti del candidato. La domanda può veramente mettere in soggezione il candidato perché il selezionatore è pur sempre in un una posizione “dominante” rispetto a esso. L’ideale sarebbe trattare l’argomento evidenziando la debolezza sì, ma anche e soprattutto gli strumenti per poterla gestire e risolvere, mettendo così in luce, paradossalmente, le qualità migliori. 

 

  • “Mi racconti una situazione di crisi che le è capitata sul lavoro e come l’ha gestita”: una domanda che ha il preciso intento di valutare le competenze e le abilità in possesso del candidato. In questi casi meglio non perdersi in discorsi lunghi e complessi ma andare dritti al punto, sottolineando alcuni esempi concreti. Un consiglio? Preparatevi qualche caso in anticipo con la descrizione del problema e la sua risoluzione. D’altronde il recruiter vuole proprio capire se il candidato possiede davvero queste capacità e se, anche sotto pressione, possa dimostrarsi idoneo agli scopi dell’azienda con lucidità e fermezza.

 

  • “Dove si vede nel futuro?”: una tra le domande più gettonate riguardo l’ambizione e la motivazione per conquistare il posto di lavoro. Può dimostrarsi una trappola perché il candidato potrebbe avere piani differenti rispetto a quelli dell’azienda. Ideale sarebbe quindi rispondere con fermezza immaginando una crescita concreta sia professionale che personale, immedesimandosi nella posizione richiesta: in questo modo si dimostrerà maturità, serietà e lealtà nei confronti dell’azienda.

 

  • “Perché dovremmo assumere proprio lei?”: una domanda che ha il chiaro intento di far provare delle emozioni e delle reazioni precise al candidato. Una domanda che appare piuttosto semplice in un primo momento, ma alla quale non è facile rispondere in maniera esaustiva. Anche in questo caso, prepararsi delle possibili risposte sarebbe un primo passo per fare un’ottima impressione sui selezionatori. Un altro consiglio è sintetizzare il più possibile, esponendo i propri punti di forza e gli strumenti adatti a risolvere le difficoltà dell’azienda.

 

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