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Lavori troppo? Potresti essere affetto da Workaholism

MERCOLEDÌ 15 LUGLIO 2020 | Lascia un commento
Foto Lavori troppo? Potresti essere affetto da Workaholism
Scritto da Stefania Pili

Oltre lo stacanovismo, al di là dell'entusiasmo e della passione per il proprio lavoro: in questi casi si parla di vera e propria dipendenza dal lavoro, il cosiddetto Workaholism. Una sindrome che si sta iniziando ad analizzare maggiormente negli ultimi anni, che può risultare pericolosa a causa degli effetti negativi sulla vita del lavoratore, nel rapporto con gli altri e sul suo rendimento generale.

Un disturbo ancora poco conosciuto ma che già nel 1971 viene citato dallo psicologo statunitense Wayne Oates nel libro Confession of a workaholic. Chi ne soffre dedica molto del suo tempo e della sua energia a lavorare, trascurando i propri affetti e il proprio tempo libero. Negli ultimi tempi, la sindrome sembra dilagarsi maggiormente anche a causa dei timori riguardo il presente e il futuro: paura di perdere il lavoro, di non riuscire a trovarne un altro, ma non solo, la sindrome sembra essere collegata anche all'innovazione tecnologica, colpevole di ridurre il confine tra vita privata e vita professionale.

Da non sottovalutare anche la forte competizione all'interno delle aziende, oltre che i processi di cambiamento sempre più rapidi. Ai lavoratori sono richieste sempre più competenze, decisioni e coinvolgimento costante anche fuori dall'ufficio e dagli orari prestabiliti, creando uno sbilanciamento eccessivo nelle loro vite. C'è chi deve fare tutto in un tempo limitato, chi non si ferma mai ed è ossessionato dalle scadenze, chi è sempre in preda all'ansia e si impegna in mille progetti diversi ed è pronto a impegnarsi in nuove sfide.

 

Consulta anche: “Sindrome dell'impostore nel lavoro: di cosa si tratta e come superarla

 

Cos'è il Workaholism?

Il Workaholism, la sindrome da dipendenza dal lavoro, secondo la definizione dello psicoterapeuta Bryan Robinson del 1998, si presenta con “un'incapacità di regolare le proprie abitudini di lavoro ed eccessiva indulgenza nel lavoro fino all'esclusione delle altre principali attività della vita”. Nessun hobby, nessuno sport, relazioni esterne ridotte all'osso; insomma, non c'è differenza tra l'essere al lavoro o a casa, che sia nel fine settimana o durante le ferie. Un problema molto comune in Giappone, dove ogni si registrano numerose morti per infarto dovuto al troppo lavoro, il karoshi. In Germania, invece, il governo si sta muovendo affinché si abolisca la giornata lavorativa di otto ore.

Numerose ricerche hanno inoltre dimostrato l'esistenza di alcuni disturbi chiamati overwork-related-disorders, disturbi da superlavoro, che includono problemi di tipo psicologico come depressione e burnout, ma anche di tipo fisico come malattie cardiovascolari e cerebrovascolari, cause principali di morte da superlavoro. Una triste realtà che purtroppo avviene anche in Italia: la Corte di Cassazione ha infatti riconosciuto che la morte di un radiologo di 34 anni avvenuta qualche anno fa in Sicilia, sia avvenuta proprio a causa dell'eccesso di lavoro e ai turni estenuanti dati dalla carenza costante di personale nella struttura.

Il Workaholism si sviluppa nel momento in cui i lavoratori sentono di lavorare oltre l'orario di lavoro e in qualunque luogo si trovi, condizione necessaria per ambire al successo o a un avanzamento di carriera, una sorta di droga che non risparmia nemmeno i liberi professionisti, forse ancora più ossessionati nel procurarsi da soli il lavoro e nel doverlo mantenere costante nel tempo. Non solo: a esserne più affetti sarebbero i figli di genitori che esigono da loro risultati eccellenti sin da piccoli, dalle attività scolastiche a quelle extrascolastiche.

Il Workaholic presenta quindi un atteggiamento che sembra essere relazionato a un coinvolgimento o a un grande impegno nei confronti del proprio lavoro anche se, in realtà, non lo è affatto. Il lavoratore ha come la sensazione di essere costretto a lavorare per un numero di ore superiore a quanto effettivamente gli viene richiesto o dai reali bisogni economici. Il Workaholic, inoltre, tende a trascurare possibili conseguenze negative che possono manifestarsi all'interno della famiglia, nella coppia o con gli amici.

Consulta anche: “Gestire il tempo in maniera valida ed efficace: consigli e suggerimenti

 

Perché nasce questo disturbo?

Il Workaholism si sviluppa quando lo zelo, la precisione e l'impegno oltrepassano il confine della passione e della dedizione per il proprio lavoro diventando così, una vera e propria ossessione. Questo è confermato anche da una ricerca congiunta dell'Università di Bologna e di Trento dal titolo “Workaholism”, pubblicata sul Journal of Management: investire in maniera eccessiva sul lavoro provoca sintomi di malessere, irritabilità, ansia e depressione. Prima ancora, anche una ricerca norvegese aveva analizzato i vari sintomi causati dal Workaholism su un campione di 16.500 adulti con età media di 37 anni: di questi, il 34% soffriva di disturbi d'ansia e il 26% di disturbo ossessivo compulsivo.

Ma quali sono le vere motivazioni alla base del workaholism? Possono essere varie e differenti tra loro, lo accennavamo nel precedente paragrafo: ambizioni personaliresponsabilità elevatevoglia di affermarsi e via dicendo. Non si tratta di fattori negativi, anzi, il problema sorge nel momento in cui questi diventano eccessivi. Tra gli antecedenti del fenomeno si ritiene ci siano soprattutto tratti caratteriali di vulnerabilità quali aspetti nevrotici e ossessivi e tendenze al perfezionismo ma non solo; si aggiungono ambienti di lavoro o lavori nei quali prevalgono ritmi intensi e carichi eccessivi, competizione che rinforza e premia il superlavoro con capi e supervisori ancora più superlavoratori di loro.

Secondo la psicoterapeuta cognitivo-comportamentale Antonella Montano: “come nella maggior parte dei disturbi psicologici, vi è l'interazione tra fattori di vulnerabilità genetica o familiare ed elementi scatenanti del contesto sociale – chi soffre di dipendenza dal lavoro potrebbe avere tratti narcisisti, ossessivo-compulsivi e di perfezionismo. Ma potrebbe anche essere un bambino che a dovuto assumersi troppe responsabilità”. Tuttavia, anche la società ha le sue colpe. La Montano infatti afferma: “La società moderna, con le pressioni e le continue richieste che enfatizzano le prestazioni e la reperibilità continua, impedisce di disinvestire le energie dal lavoro per convogliare in altri settori di vita, altrettanto importanti per l'individuo. Pertanto, anche fuori dall'ufficio il momento di staccare non arriva mai, perché c'è sempre una mail da leggere, una telefonata cui rispondere, un compito da portare a termine che non può essere rimandato”.

Per approfondire: “Avere successo sul lavoro: alcuni consigli per migliorare anche a livello personale

 

Sintomi e rimedi

Uno studio dell'Università norvegese di Bergen ha individuato sette segnali per distinguere un Workaholic da una persona che lavora tanto; se ad almeno quattro di queste affermazioni rispondi “spesso” o “sempre”, significa che potresti essere dipendente dal lavoro:

  1. pensi sempre a trovare più tempo per lavorare;

  2. trascorri molto più tempo a lavorare di quanto avevi previsto;

  3. lavori per ridurre sensi di colpa, ansia o depressione;

  4. gli altri ti dicono di riposarti ma tu non li ascolti;

  5. sei stressato se ti viene impedito di lavorare;

  6. gli hobby o l’attività fisica non sono mai una priorità di fronte al lavoro;

  7. lavori così tanto da avere conseguenze negative per la salute.

 

Secondo Oby Bamidele, coach e formatrice statunitense , esistono cinque modi per liberarsi dalla sindrome del Workaholism:

  1. Imparare ad avere cura di sé e a programmare del tempo per voi stessi: non essere troppo critici nel proprio lavoro ma dedicarsi ad attività rilassanti come ascoltare musica, leggere un libro, fare una gita o fare lunghi bagni;

  2. Scegliere un hobby (o più di uno): ad esempio cucinare, fare un corso di danza, imparare a cucire e via dicendo, l'importante è che ci si diverta;

  3. Essere organizzati: pianificare i giorni e le settimane e pensare a quando prendersi una pausa per divertirsi e rilassarsi;

  4. Condividere: parlare con i familiari e gli amici più intimi per avere un consiglio e un incoraggiamento per iniziare una nuova routine;

  5. Esercitare la gratitudine: scrivere ogni giorno cinque cose per cui siete grati per aiutarvi a vedere le cose nella giusta prospettiva e ad apprezzare anche le piccole cose.

 

Ovviamente, qualora tutto questo non funzionasse o avete l'esigenza di affrontare il problema in maniera più approfondita, il consiglio è quello di rivolgervi a uno specialista che saprà indicarvi la terapia più adatta alle vostre esigenze.

Oltre a ciò, parte del lavoro spetta anche alle aziende e alle organizzazioni lavorative che hanno il dovere di incentivare l'equilibrio tra vita lavorativa ed extralavorativa, specialmente riguardo il comportamento negativo dei manager, che va a influenzare anche quello dei loro collaboratori. Chiunque ricopra incarichi di responsabilità dovrebbe essere informato sull'importanza di adottare stili di leadership improntati sulla conciliazione tra vita privata e lavoro, mantenendo uno stile di vita sano e organizzato. Chi possiede un rapporto equilibrato con il proprio lavoro sarà, di conseguenza, un buon esempio anche per gli altri.

 

Leggi anche: “Lavorare 4 giorni a settimana: un incentivo alla salute e alla produttività aziendale?



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